Benvenuti tra i Grigiacrociani

Benvenuto... Questo è il diario del Vampiro Andreà...

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Per ogni vampiro giunge prima o poi il momento in cui l’idea dell’eternità diventa per un istante insopportabile…vivere fra le ombre, nutrirsi fra l’oscurità con se stesso come unico compagno…marcire in un esistenza vuota e solitaria…L’immortalità sembra una buona idea…finchè non si comprende che si dovrà trascorrerla da soli…Quindi mi addormentai…sperando che il rumore delle epoche che si succedevano si sarebbe dissolto…e che sarei stato colpito da qualcosa di simile alla morte…ma mentre giacevo li, il mondo non sembrava più quello che avevo lasciato…aveva un suono diverso…migliore…


il divinatore


Tardo è l`inceder di immagini nella mia mente...vuoti riflessi di fantasmi in delirio, evocati dagli abissi di licenziosi baratri di virtù, ormai andate...affogate in un odio sanza fine, meandro di vendetta sanza tempo...
rinchiusa in un limbo di dolce premeditazione per una vendetta sanza fine...
I miei ricordi si sgretolan come castelli di sabbia al vento...Andreà, il divinatore mi chiamavan i popoli del Nord...poichè il Dono della Vista m`era stato donato, et il futuro per me era come già scritto, ed io lo veggevo come pagine di un libro già letto al nascer...e nei sogni lo leggevo...
Non ricordo più lo mio vero nome...ma ciò ch`io fui un tempo, or è morto assiem al mio passato...
Il villaggio di Galbarth fu`la mia casa, al confine delle terre del Nord...ricordo la neve che candida et innocente si posava sovente sugli alberi del bosco...

...da anni un sogno tormentava la mia anima, straziando il mio cuore e riempiendolo dei sogghigni di Timori ed Insania:

Nel sogno mi trovavo nel bosco...candida la neve scendeva, per poi posarsi sui verdi alberi, coprendo la terra con il suo manto di purezza...
Io ero li, e mi inoltravo negli alberi...ricordo le ombre stranamente allungate...
Camminavo e mi addentravo nel bosco, ma tutto era uguale...ogni singolo giro riconduceva nello stesso punto, e le impronte sulla neve eran sempre quelle...m`ero smarrito...
...sempre in quel punto tornavo..e le impronte diventavan sempre di più, sempre di più...fin quando unite a queste v`era il rosso sangue, che sulla candida neve spiccava...continuavo a girare, e sempre nello stesso punto tornavo...il sangue aumentava sempre di più, sempre di più...poi vidi i bambini del mio villaggio, sugli alberi...tutti impiccati, che mi guardavano sorridendo...con la testa bassa, e gli occhi che mi fissavano, penetranti et inanimati...i corpi perfettamente immobili...
Le tenebre m`avvolgevano, mentre io correvo,addentrandomi nei meandri più scuri del bosco...vagando tra le fronde, immerso tra gridi di demoni urlanti in delirio...braccato da qualcosa di invisibile ed inanimato...poi mi svegliavo...

Una mattina mi svegliai...fuori nevicava ed io, come di solito, andai nel bosco, onde spaccar la legna...

Vagavo nella selva...tagliavo i tronchi, fino a quando non udii le campane del mio villaggio suonare...davano l`allarme, ed io ero fuori...L'imperatore era arrivato con il suo esercito...dovevo affrettarmi...la mia famiglia aveva bisogno di me...
..correvo, correvo, correvo ma mi trovavo sempre nello stesso identico punto...per uno strano incantamento...la neve incalzav sempre più ed io m`ero perso...poi, per il freddo e per la paura caddi a terra, colto dal sonno...

...le campane non suonavano più...

Mi svegliai che era il mattino del giorno dopo...mi alzai dai piedi di un abete...v`era odore acre nell`aria, e si sentiva il ronzio delle mosche...indi il capo voltai,ed i miei occhi inorridiron di fronte ad uno spettacolo disumano...proprio a qualche passo da me, in un`enorme pila umana, v`eran tutti i bambini del mio villaggio...squartati in mille pezzi, con il cranio schiacciato ed orribilmente mutilati...eran li, immobili, con gli occhi sbarrati ed i corpi rigidi del rigor mortis...v`era sangue ovunque...

...vomitai...

Quando tornai al villaggio lo trovai totalmente bruciato...gli uomini di Dell'imperatore avevano distrutto tutto...le donne le avevano portate via...gli uomini erano tutti nella parte alta del villaggio, vicino la strada...tutti impalati...mia madre e mio padre erano a terra, decapitati entrambi...sembrava quasi che le loro mani volessero sfiorarsi ancora...pria della fine di tutto...

Ira et Disperazione si impossassaron della mia mente, consapevoli che le mie lacrime comunque non avrebbero potuto far niente...ero l`unico superstite...

Fu così che Insania si impossessò del mio animo...ed Obscurità colmò di tenebra e morte il mio cuore...assetato or sol del sangue di chi m`avea strappato via il mio passato..

Inseguii la mia vendetta ovunque...i miei sogni guidavan i miei passi...contro L'imperatore..
Sovente sognavo una donna, occultata da un`ombra di fugace mistero...nel sogno diceva che sarebbe stata la mia vita....e la mia morte...
...così, errando, una notte giunsi a qui, in questo paese...quello che sarà la mia dimora per l'eternità.


Luna Nera, Luna morta...
Visione Vicina, Visione Distorta...

...incessante la pioggia batteva sul mio cappuccio, mentre entravo in paese...il passo lento, la testa appesa, lo sguardo spento...l`ardore del mio odio celato in un manto di glaciale immobilità...

Luna morente, Luna calante...
Visione chiara, Visione distante...

Avevo vagato per anni...perso in una caccia sanza preda e sanza possibilità di uscirne, vivo o morto...
Sovente ricorrevo al Dono, onde capir la via giusta da percorrere...
Sforzavo la mia mente, ed i miei poteri divennero sempre più sensibili...poi, sforzai si tanto la Vista, che essa sfuggì al mio controllo, mischiando tra loro presente et futuro, diradando le nebbie dell`ignoto che li avvolgevan, ma cancellando i miei ricordi come fosser scritti sulla sabbia...Insania divenne mia regina...il Divinatore di divina follia era rinato dalle ceneri del suo odio...come una fenice uscita dalle fiamme...

La pioggia non cessava di battere...fu così che, febbricitante, cercai un loco ove trovar rifugio per la notte...così aprii l`uscio dell'osteria, e chiesi una stanza ove dormire...
D`un tratto i miei occhi, persi tra la folla del loco, incrociaron quelli d`una donna...familiare mi pareva il di lei volto, e rimasi sconcertato nel fissarla...pareva mi conoscesse...
Cenno mi fece, facendomi intendere di seguirla in magazzino...indi scesi anco io le scale...
A lungo parlammo, ed inver mi pareva che la sua anima era collegata al mio destino....Valak era nomata, e presto scoprii quanto fossimo simili...anco lei, come me, aveva da placare la sua sete di sangue, ma in modo diverso dalla vendetta...e come me non aveva più un cuore, ne un respiro...aveva solo il mio stesso odio...con la sola differenza ch`io ero umano, e lei vampira...

"Io sarò la Vostra nuova vita, Ser...e la Vostra prima morte...se lo vorrete.."

...queste furon le di lei parole...allorchè rammentai i miei sogni, e scoprii il perchè il mio destino m`avea condotto proprio in quel paese...annuii alle di lei parole, conscio del Volere del fato...e felice di esso...non ero più umano da tempo...ed era il tempo di mutare in un me stesso meno ibrido di quel che già ero...

Fu così che la vampira divise con me le nostre simiglianze..l`abbraccio oscuro era per me fonte di timore ed eccitazione... non sentii dolore...solo un bruciore iniziale...poi la pressione venirmi meno, al punto che stavo per svenire...e persi la sensibilità a tutti gli arti, come se il mio corpo, inver, fosse deceduto...mentre la mia nuova natura di tenebra non fu` mai così viva...

Questo è ciò che son ora...
Uno come lei...sanguine...come il resto del mondo...come tutti, sanza eccezione...

Ciò che aspetto è sol il momento...un momento speciale, che giuro che arriverà...in cui potrò placare la vera sete di sangue che da tempo mi affligge, chiuso in un inferno di premeditazione per il dolce gusto della vendetta...non ho fretta, so aspettare...

...ora ho tutto il tempo che m`abbisogna...

 

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